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Il presidente di An ora nel Pdl: «Proseguiamo il percorso iniziato con Almirante» |
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Nola: «Alla Camera per aiutare
la provincia» |
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L'intervista de La Provincia Pavese - venerdì 4 febbraio 2008 |
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«Da trent’anni la mia vita è la politica. Al liceo le prendevo quasi ogni giorno» |
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PAVIA. Carlo Nola 48 anni, una laurea in legge e la toga da avvocato chiusi in un cassetto, perché da quando frequentava la prima liceo, al Taramelli, si nutre di pane e politica. Per la prima volta si presenta candidato alla Camera dei deputati con possibilità di successo. Per lui c’è una bella posizione in lista: ottavo nelle file del Popolo della Libertà nel collegio Lombardia sud. Il suo curriculum è di quelli importanti. Ha fatto la gavetta, prima ad attacchinare manifesti con la fiamma tricolore del Movimento sociale, poi consigliere comunale a Pavia per 14 anni, in consiglio regionale dal ’95 al 2000, assessore provinciale tra il 2001 e il 2006. Ultimo presidente provinciale dell’Msi e primo di An. Pane e politica, posti, poltrone. Ma non accetta di essere considerato parte della Casta , come hanno definito i privilegiati della partitocrazia i giornalisti Rizzo e Stella nel libro best seller dello scorso anno. di Carlo Gariboldi «No, i cittadini devono distinguere tra chi fa il suo lavoro con coscienza e sacrificio e chi interpreta l’opportunità della politica solo come scorciatoia per elevarsi dal resto dei cittadini. Io faccio politica a tempo pieno praticamente da trent’anni, spesso non retribuita». Quante ore lavora al giorno? «Sinceramente? 14-16 ore. Non sono capace di risparmiarmi; lavoro finché non cedo». Non negherà che i parlamentari guadagnano un sacco di soldi? «Sì guadagnano abbastanza. Io a Roma farei vorrei fare delle grandi cose per il nostro territorio. A me piace fare politica, non mi interessano le poltrone. Quando ha iniziato, a 16 anni, c’era poca dialettica. Piuttosto volavano i ceffoni... «Diciamo che al Taramelli, in quanto esponente del Fronte della gioventù, la “caccia al Nola” era l’hobby quotidiano di una certa sinistra». Botte? «Tante». Prese o date? «Soprattutto prese, al pronto soccorso ero di casa». Veniamo alla candidatura sotto il grande ombrello del Popolo della libertà. Non c’è il rischio che altri partiti (vedi Lega) possano godere della scomparsa del vostro simbolo, quello di An? «Il rischio c’è sempre in tutte le operazioni che hanno una valenza di novità, quando si fa un passo avanti. Ma abbiamo voluto la prosecuzione di un progetto che parte da lontano, direi dall’idea di Destra nazionale di Giorgio Almirante. E andiamo oltre il congresso di Fiuggi, dove nacque Alleanza nazionale». Che significato di novità c’è nel Pdl? «C’è il riconoscimento che il sistema bipolare è la ricetta più efficace per nostro sistema politico. Viene sancito che la sfida elettorale è innanzitutto lo scontro tra due blocchi contrapposti. Tanto è vero che nel dibattito tra sistema proporzionale e maggioritario noi di An abbiamo detto subito che l’importante era mantenere lo schema bipolare, il resto era secondario». Perché è importante il bipolarismo? «Perché supera l’immobilismo ed evita una scelta troppo frastagliata, obbliga a scegliere tra due proposte alternative». Beh, vi candidate ancora apparentati con la Lega Nord. E tra voi di An e il Caroccio, in particolare, nel secondo governo Berlusconi, gli attriti non sono mancati.... «Con la Lega ci sarà un confronto leale e solo su temi importanti». Cosa unisce voi e la Lega? «A parte la vicinanza sulle ricette economiche, direi che ci troviamo in sintonia sulla politica della giustizia e della sicurezza, innanzitutto, ma anche sulla tutela della famiglia tradizionale». Lei cosa pensa dei Dico? «Che domanda? E’ ovvio che sono contrario. Ma nessuno mette in dubbio la tutela dei diritti, che è prevista dalla Costituzione. Il nostro indirizzo è per famiglia tradizionale, possibilmente con l’indissolubilità del matrimonio». Cosa pensa dell’omosessualità? «Se non ostentata non mi dà fastidio, sono scelte personali e tali devono rimanere. Basta che non influisca nellla mia sfera. Certo non la indicherei a mia figlia come esempio». Lei la domenica va a messa? «Sì, ho un rapporto abbastanza intenso con la religione. Purtroppo è più forte nei momenti difficili e non è costante come dovrebbe, ma è forte e intenso». Lei ha una figlia. Scuola pubblica o privata? «Pubblica, non abbiamo mai avuto problemi». Crede che la scuola pubblica assolva bene la funzione educativa? «Direi di sì, anche perché sta differenziando l’offerta. Non siamo ancora al punto che si scelgono i professori, ma direi che c’è un’offerta soddisfacente. Forse in altri istituti pubblici avrei avuto qualche dubbio a iscrivere mia figlia». Il presidente di An Fini ha parlato di dare il voto agli stranieri. Cosa ne pensa? «Non credo che i tempi siano ancora maturi. Penso che vada rivisto il sistema di prevenzione, introducendo il concetto di reato di immigrazione clandestina. Per il resto, in un ambito di correttezza credo che si debba proseguire con il meccanismo della cittadinanza. Chi vuole venire in Italia deve riconoscere le nostre leggi, avere un lavoro e, possibilmente, parlare anche la nostra legge. Poi ha la possibilità di diventare cittadino. Dopo dieci anni, non prima». Cosa deve fare un parlamentare pavese? Cosa farà lei se andrà alla Camera? «Prometto di fare lobby territoriale, trasparente e decisa. Nelle mie esperienze precedenti credo di aver fatto una forte azione di tutela del territorio. Certo, l’orientamento politico mi porterà a determinate scelte. Ma credo di avere l’obbligo di convergere con tutti i parlamentari pavesi su certi temi». Per esempio? «Nel passato recente penso agli interventi di solidarietà per l’ex zuccherificio di Casei Gerola. Siamo stati tutti in sintonia, così come siamo stati uniti per il riconoscimento della Docg al Pinot nero dell’Oltrepo». Chi ha interpretato bene questo ruolo di lobby territoriale, negli ultimi anni? «Direi Giacomo de Ghislanzoni. Ha lavorato anche al di là degli schiaramenti. Per un parlamentare pavese la priorità è la provincia di Pavia». Quali sono le urgenze del territorio. «Restando nell’ambito delle mie competenze penso ai problemi del trasporto pubblico su rotaia, penso ai nostri pendolari. L’azione regionale non tutela a sufficienza, non basta. Questo è uno dei temi principali da porre a Roma. E’ necessario ridiscutere con Trenitalia, per rimettere a regime un servizio per il quale il cittadino paga un biglietto. La Regione Lombardia ha fatto la sua parte, è intervenuta con il bonus, ha ordinato e persino comperato carrozze, locomotori. Ma non basta più. Dopo Alitalia rischiamo il collasso di un altro carrozzone: e allora potrebbero essere guai seri». L’Expo del 2015 è un’opportunità anche per la provincia di Pavia? «Sì, credo che tutto il sistema territoriale attorno a questo evento possa avvantaggiarsene. Pavia è attaccata a Milano, è sulla linea per Genova, vicino alla via Emilia. Può fare da retroterra come logistica e organizzare eventi collaterali. Siamo in una posizione privilegiata». Che fa Carlo Nola a parte la politica? «I miei hobby sono gli sport all’aria aperta: ciclismo, escursionismo, alpinismo. Peccato che negli ultimi anni lo sport lo veda quasi solo in cartolina, quelle che mi mandano i miei amici. Il poco tempo libero lo dedico alla famiglia. Poi ho un altro hobby, l’informatica, anche se resto un dilettante». Ma un sito personale ancora non l’ha... «Certo che ce l’ho: www.carlonola.it E’ registrato, ma non ancora ultimato, ci lavoro la notte. Comunque sono io che faccio www.anpavia.it Si potrebbe fare di più, ma come si dice a Pavia? pütost che gnent, l’è mei pütost». |
Ultimo aggiornamento: 08-10-08